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data : 15/04/2005Trifoglium pratense L.
Famiglia: Leguminosae
Droga: fiori
Costituenti principali:
isoflavonoidi (biocianina A) e isoflavoni (genisteina, daidzeina), derivati cumarinici, glucosidi cianogenici, olii volatili, acidi fenolici (acido salicilico), sitosterolo, tocoferoli, minerali (calcio, rame, magnesio, fosforo).
Attività principali:
fitoestrogeno, cardioprotettivo, antiossidante, antibatterico, fluidificante bronchiale
Impiego terapeutico:
sindrome della menopausa e disturbi correlati, rischio cardiovascolare, affezioni delle vie respiratorie, affezioni della pelle, eczemi (uso topico).
Attività farmacologica:
Il Trifoglio rosso o pratense è comunemente conosciuto con il nome inglese di 'Red Clover' ed ha oggi fama di essere un potente fitormone. A questa recente indicazione si associano le proprietà tradizionali: in Cina ed in Asia era assai diffuso l'uso come espettorante e negli attacchi d'asma; inoltre era impiegato come diuretico, sedativo, antinfiammatorio e bechico. Si tramandano inoltre applicazioni topiche su piaghe cutanee ed impacchi nelle affezioni dell'occhio. Preparazioni di Trifoglio rimangono tutt'oggi un rimedio importante nel trattamento esterno di eczemi e di altre affezioni cutanee, nonché come espettorante in caso di tosse e bronchiti. Le prime ipotesi sulle potenzialità fitoestrogeniche della pianta derivarono dall'osservazione di 'effetti contraccettivi' sul bestiame (pecore). Da qui, l'approfondimento dello studio del suo fitocomplesso, a metà del secolo scorso, confermò che il Trifoglio rosso è una fonte concentrata di composti fitoestrogenici. Il fitocomplesso della pianta è infatti caratterizzato principalmente da sostanze di natura isoflavonica, ritenute responsabili del profilo farmacologico della pianta: sono presenti quantità significative di formononetina e biocianina, genisteina e daidzeina. E' noto che la biocianina A, nell'organismo, viene trasformata in genisteina che è uno dei fitoestrogeni più conosciuti al momento, e la formononetina in daidzeina. Nel fitocomplesso sono state rilevate anche significative quantità di vitamina E. Il Trifoglio rosso è quindi oggi considerato uno dei rimedi utili per alleviare i disturbi correlati con la menopausa e una efficace alternativa naturale alla terapia ormonale sostitutiva. Gli studi farmacologici e clinici indicano che gli isoflavoni del Trifoglio pratense sono attivi sui sintomi vasomotori della sindrome della menopausa e influenzano, bilanciando, le concentrazione degli ormoni sessuali nelle donne nel periodo peri-menopausale. Osservazioni positive si hanno anche sulla modificazione della densità ossea, con riduzione della perdita di massa ossea a seguito della somministrazione a lungo termine di estratti standardizzati di Trifoglio rosso. Infine, non meno importante, è l'influenza sul quadro lipidico e cardiovascolare concomitante alla menopausa: il trattamento con estratti di Trifoglio contribuisce alla prevenzione del rischio cardiovascolare associato allo sbilancio estrogenico. L'efficacia del Trifoglio è quindi evidente e ampiamente sostenuta da studi clinici controllati e contro placebo. Sono noti anche dati di farmacocinetica che confermano il profilo di assorbimento e biodisponibilità sia nell'acuto che per trattamenti prolungati. Gli effetti vascolari sono dimostrati anche sulla popolazione maschile: l'evidenza della capacità di attivazione della sintesi di NO in cellule endoteliali umane è stata confermata da studi clinici in cui si è osservata la riduzione della rigidità delle arterie e gli effetti protettivi da fattori di rischio di malattie cardiovascolari. Molto più di recente, altri approfondimenti farmacologici sulla pianta hanno rilevato proprietà antivirali e antifungine attribuibili alla produzione di fitoalexine in risposta all'infezione. Gli studi farmacologici e clinici indicano il Trifoglio come una pianta sicura; non si riportano tossicità ed effetti collaterali significativi, anche per trattamenti a lungo termine. E' controindicato l'uso in concomitanza con terapie con anticoagulanti, progesterone e altri contraccettivi. Non usare in gravidanza ed allattamento.
Aspetti botanici:
Il trifoglio è una pianta erbacea perenne, spontanea e coltivata, originaria delle regioni temperate e subtropicali di Europa e Asia, naturalizzato in tutto il Nord America e in Australia. Cresce bene sia nei prati che in zone di montagna. La specie T. pratense è tra le più comuni e spontanea in pianura. E' una pianta alta fino ai 40 cm e presenta uno stelo peloso sui cui si trovano le foglie. I fiori sono delle infiorescenze color rosso porpora. In Italia il Trifoglio è assai diffuso e ne esistono decine di specie diverse. Della specie T. pratense si usano le infiorescenze raccolte in estate al momento della massima fioritura, poi essiccate, da cui si ottengono le polveri e gli estratti a scopo fitoterapico: in particolare sono disponibili estratti standardizzati in isoflavoni per la preparazione di forme orali solide.
Forme farmaceutiche e posologia:
Infuso: 4 g in 150-200 ml/3 vv al giorno
Polvere: 4 g / al giorno
E.S.: 40-80 mg isoflavoni da estratto stand./ 1 cps al giorno
fitoestrogeno, cardioprotettivo, antiossidante, antibatterico, fluidificante bronchiale
Impiego terapeutico:
sindrome della menopausa e disturbi correlati, rischio cardiovascolare, affezioni delle vie respiratorie, affezioni della pelle, eczemi (uso topico).
Attività farmacologica:
Il Trifoglio rosso o pratense è comunemente conosciuto con il nome inglese di 'Red Clover' ed ha oggi fama di essere un potente fitormone. A questa recente indicazione si associano le proprietà tradizionali: in Cina ed in Asia era assai diffuso l'uso come espettorante e negli attacchi d'asma; inoltre era impiegato come diuretico, sedativo, antinfiammatorio e bechico. Si tramandano inoltre applicazioni topiche su piaghe cutanee ed impacchi nelle affezioni dell'occhio. Preparazioni di Trifoglio rimangono tutt'oggi un rimedio importante nel trattamento esterno di eczemi e di altre affezioni cutanee, nonché come espettorante in caso di tosse e bronchiti. Le prime ipotesi sulle potenzialità fitoestrogeniche della pianta derivarono dall'osservazione di 'effetti contraccettivi' sul bestiame (pecore). Da qui, l'approfondimento dello studio del suo fitocomplesso, a metà del secolo scorso, confermò che il Trifoglio rosso è una fonte concentrata di composti fitoestrogenici. Il fitocomplesso della pianta è infatti caratterizzato principalmente da sostanze di natura isoflavonica, ritenute responsabili del profilo farmacologico della pianta: sono presenti quantità significative di formononetina e biocianina, genisteina e daidzeina. E' noto che la biocianina A, nell'organismo, viene trasformata in genisteina che è uno dei fitoestrogeni più conosciuti al momento, e la formononetina in daidzeina. Nel fitocomplesso sono state rilevate anche significative quantità di vitamina E. Il Trifoglio rosso è quindi oggi considerato uno dei rimedi utili per alleviare i disturbi correlati con la menopausa e una efficace alternativa naturale alla terapia ormonale sostitutiva. Gli studi farmacologici e clinici indicano che gli isoflavoni del Trifoglio pratense sono attivi sui sintomi vasomotori della sindrome della menopausa e influenzano, bilanciando, le concentrazione degli ormoni sessuali nelle donne nel periodo peri-menopausale. Osservazioni positive si hanno anche sulla modificazione della densità ossea, con riduzione della perdita di massa ossea a seguito della somministrazione a lungo termine di estratti standardizzati di Trifoglio rosso. Infine, non meno importante, è l'influenza sul quadro lipidico e cardiovascolare concomitante alla menopausa: il trattamento con estratti di Trifoglio contribuisce alla prevenzione del rischio cardiovascolare associato allo sbilancio estrogenico. L'efficacia del Trifoglio è quindi evidente e ampiamente sostenuta da studi clinici controllati e contro placebo. Sono noti anche dati di farmacocinetica che confermano il profilo di assorbimento e biodisponibilità sia nell'acuto che per trattamenti prolungati. Gli effetti vascolari sono dimostrati anche sulla popolazione maschile: l'evidenza della capacità di attivazione della sintesi di NO in cellule endoteliali umane è stata confermata da studi clinici in cui si è osservata la riduzione della rigidità delle arterie e gli effetti protettivi da fattori di rischio di malattie cardiovascolari. Molto più di recente, altri approfondimenti farmacologici sulla pianta hanno rilevato proprietà antivirali e antifungine attribuibili alla produzione di fitoalexine in risposta all'infezione. Gli studi farmacologici e clinici indicano il Trifoglio come una pianta sicura; non si riportano tossicità ed effetti collaterali significativi, anche per trattamenti a lungo termine. E' controindicato l'uso in concomitanza con terapie con anticoagulanti, progesterone e altri contraccettivi. Non usare in gravidanza ed allattamento.
Aspetti botanici:
Il trifoglio è una pianta erbacea perenne, spontanea e coltivata, originaria delle regioni temperate e subtropicali di Europa e Asia, naturalizzato in tutto il Nord America e in Australia. Cresce bene sia nei prati che in zone di montagna. La specie T. pratense è tra le più comuni e spontanea in pianura. E' una pianta alta fino ai 40 cm e presenta uno stelo peloso sui cui si trovano le foglie. I fiori sono delle infiorescenze color rosso porpora. In Italia il Trifoglio è assai diffuso e ne esistono decine di specie diverse. Della specie T. pratense si usano le infiorescenze raccolte in estate al momento della massima fioritura, poi essiccate, da cui si ottengono le polveri e gli estratti a scopo fitoterapico: in particolare sono disponibili estratti standardizzati in isoflavoni per la preparazione di forme orali solide.
Forme farmaceutiche e posologia:
Infuso: 4 g in 150-200 ml/3 vv al giorno
Polvere: 4 g / al giorno
E.S.: 40-80 mg isoflavoni da estratto stand./ 1 cps al giorno
Fonte: farmanetwork







