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ANZIANI, UNO SU QUATTRO SOFFRE DI DEPRESSIONE

MONITO DEGLI PSICHIATRI: NON VA SOTTOVALUTATA MA CURATA

Il prof. Eugenio Aguglia: "Distinguere tra normale tristezza e vera malattia è il giusto approccio per trattarla in modo efficace". Il ruolo chiave del medico di medicina generale

Roma, 2 dicembreUna nuova sfida attende la psichiatria nei prossimi anni: proteggere gli over 65 – quasi il 30% della popolazione italiana nel 2030 – dai disastri della depressione.  "Finora se ne è parlato poco, perché la si considerava quasi una conseguenza inevitabile dell'invecchiamento – spiega il presidente della SIP (Società Italiana di Psichiatria) prof. Eugenio Aguglia, Ordinario di Psichiatria presso la Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università degli Studi di Catania -  Ma si tratta di un concetto completamente sbagliato. Al contrario, va aumentata la consapevolezza che si tratta di una malattia da affrontare anche in tarda età con tutti gli strumenti a nostra disposizione". I numeri sull'invecchiamento della popolazione nei prossimi anni lo impongono: scoprire quali anziani sono depressi e quindi a maggior rischio di malattie legate a questa condizione o comportamenti di forte disagio sociale è un compito di cui la psichiatria dovrà farsi carico maggiormente.  "Va sottolineato che alcuni individui sono più a rischio di altri di essere colpiti da episodi depressivi – sottolinea Aguglia – le donne più degli uomini,  le persone anziane più dei giovani. Anche le connotazioni del disturbo e i sintomi correlati possono variare in base alla fase della vita in cui compare. Bisogna essere in grado di distinguere la malattia depressiva dalla condizione di tristezza e rassegnazione, una situazione temporanea che si risolve senza una terapia specifica. L'episodio depressivo, invece, ha una maggior durata, presenta sintomi molto più accentuati e necessita di una cura adeguata per essere sconfitta. In questo percorso è prezioso il contributo del medico di medicina generale, per una precoce individuazione della malattia e quindi per un precoce inizio della terapia. Inoltre, molecole di recente disponibilità anche in Italia, come agomelatina, sono in grado di affrontare con efficacia la malattia depressiva senza quegli effetti collaterali che caratterizzano gli altri farmaci antidepressivi fino ad oggi utilizzati".

 

Alla base di un problema così diffuso non solo problematiche psicologiche, ma anche aspetti fisici e motori legati al tempo che passa: "In primo luogo nella depressione dell'anziano c'è la non accettazione di un cambiamento che va di pari passo con l'avanzamento dell'età: la genesi sta nella difficoltà di reagire a tutta una serie di perdite che caratterizzano la terza età e si manifesta quindi come un episodio di  tipo reattivo agli eventi più difficili di questa fase della vita. Queste perdite possono riguardare la riduzione delle capacità intellettive, della memoria, di reazione, oppure aspetti di tipo fisico – prestazionale (l'anziano non riesce più a svolgere i movimenti di un tempo), di tipo sessuale (riduzione delle funzionalità o impotenza), e ovviamente di tipo psicologico, in primo luogo la perdita del partner". Ma è possibile avere  un 'identikit' degli individui più a rischio? Alcuni fattori possono far propendere il medico a sospettare una maggiore vulnerabilità. "I dati in nostro possesso ci dicono che uno dei maggiori fattori è proprio l'età: dopo i 65 anni aumenta la probabilità di incorrere, prima o poi, in un episodio depressivo – continua il prof. Aguglia -  L'età deve essere poi correlata ad altri aspetti:  se l'individuo vive da solo, se è vedovo oppure separato. Valutare, come sottolineato prima, le perdite personali, prestazionali e psicofisiche che la persona anziana deve affrontare. Senza dimenticare il venir meno della gratificazione sociale, del ruolo lavorativo e di una sorta di riscontro e considerazione da parte della società che lo circonda. Ecco le caratteristiche di una persona cui, di fatto, manca un supporto sociale adeguato, una famiglia o un partner che siano in grado di condividere con lui questa fase di cambiamento, è considerata più a rischio per la comparsa dell'episodio depressivo".

Anche i segnali del corpo possono non essere solo 'acciacchi' di vecchiaia ma sintomi specifici che devono indurre il medico di medicina generale, in primo luogo, a pensare a una depressione. Dolori alle ossa e articolazioni, mal di testa, ipertensione e altri segnali possono indicare disagio e future disabilità, per cui spesso l'anziano si rivolge al medico. Chi perde il contatto con il mondo e i rapporti sociali ha bisogno di un continuo controllo di sé e del proprio corpo, che va interpretato come 'campanello d'allarme' per porre una diagnosi precisa, passo fondamentale per impostare una terapia efficace, in grado di ridare autonomia e relativo benessere anche in tarda età. "L'anziano depresso deve essere trattato con presidi terapeutici specifici per questa malattia – sono le conclusioni del prof. Aguglia – Tra gli antidepressivi, sono sicuramente da evitare  i triciclici per i pesanti effetti collaterali di cui sono gravati, in particolare sull'apparato cardiovascolare e su quello urinario (controindicati in caso di glaucoma e ipertrofia prostatica) e  perché possono dare una reattività del sistema nervoso centrale che può generare anche stati confusionali. Preferire piuttosto i SSRI, che bloccano  il riassorbimento della serotonina nelle cellule nervose.  Di recente è stata evidenziata l'efficacia di un nuovo antidepressivo, agomelatina, un farmaco che agendo anche sulla risincronizzazione dei ritmi circadiani risulta essere interessante per il trattamento dei depressi anziani.  Si tratta di un farmaco ben tollerato, che non ha effetti sull'apparato cardiovascolare né su quello urinario".

 

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