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A Valderice 100 esperti per il terzo Convegno nazionale sulla dimensione etica dell’assistenza.

CANCRO: “IL DOLORE COLPISCE 9 PAZIENTI TERMINALI SU 10
IN TROPPI CASI NON È TRATTATO, MIGLIORIAMO I PERCORSI DI CURA”

Il prof. Carmelo Iacono (presidente Fondazione AIOM): “Vogliamo definire standard uniformi su tutto il territorio. Gli interessi delle lobby confliggono con l’utilizzo razionale delle risorse”

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Valderice (TP), 5 maggio 2012 – Il dolore in un paziente oncologico su due non è trattato adeguatamente. A due anni dall’approvazione della legge n.38 del 2010 sulle cure palliative resta ancora molta strada da percorrere per lenire un sintomo presente in circa un terzo dei casi al momento della diagnosi di cancro e che, in fase avanzata, colpisce almeno i due terzi dei malati e il 90% di quelli terminali. Alla “Terapia del dolore” è dedicato il Convegno di Valderice, promosso dall’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) e dalla Fondazione AIOM, con la partecipazione di oltre 100 specialisti. “Siamo di fronte a un problema di formazione – sottolinea il dott. Carmelo Iacono, presidente della Fondazione AIOM -. Il 50% di noi segue personalmente oltre 10 malati terminali ogni mese. Ma solo 4 medici su 10 si sentono adeguatamente informati su come gestire le questioni del ‘fine vita’. La soluzione potrebbe trovarsi in una razionalizzazione del sistema, adottando standard di qualità uniformi su tutto il territorio. Vogliamo individuare strategie di cura condivise, i cosiddetti percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali, proprio per il trattamento di questo sintomo”. In Italia nel 2011 sono state circa 420.000 le nuove diagnosi di tumore, 230.000 (55%) fra gli uomini e 190.000 (45%) fra le donne. Il dolore oncologico è definito “dolore totale”, inteso come sofferenza del paziente e della sua famiglia, in cui intervengono sia componenti legate alla fisicità dei sintomi sia elementi psicologici e sociali. “La presa in cura di un paziente – afferma il dott. Roberto Bordonaro, coordinatore regionale AIOM Sicilia - non può prescindere dalla garanzia di fornire le cure palliative ottimali e la continuità assistenziale, fino alla fase terminale della malattia. Pertanto i trattamenti di supporto, le cure palliative e le terapie di ‘fine vita’ rappresentano un continuum lungo tutto il percorso della malattia oncologica”. I malati di tumore rappresentano oltre il 90% dei pazienti che usufruiscono oggi delle cure palliative e della terapia del dolore. Per evitarne l’abbandono al momento della sospensione dei trattamenti antitumorali, è necessario garantire una integrazione tra i percorsi oncologici ospedalieri e i servizi territoriali di cure palliative. “È indispensabile superare gli ostacoli ancora esistenti nel trattamento del dolore da cancro – continua il dott. Iacono -. Innanzitutto vi sono barriere culturali e ancora remore professionali nell’utilizzo degli oppioidi. Nel nostro Paese negli ultimi anni fortunatamente è stata resa più facile la prescrizione di questi farmaci, anche se vi sono ancora margini di miglioramento. In questo senso vediamo con favore la legge approvata recentemente dal Consiglio regionale della Toscana. Il provvedimento, il primo di questo genere in Italia, prevede la somministrazione dei cannabinoidi presso le strutture del servizio sanitario regionale, le Asl e le strutture private (che erogano prestazioni in regime ospedaliero). Ed è stabilito che il trattamento possa proseguire anche al domicilio. Uno studio condotto sugli oncologi europei ha evidenziato una serie di limiti che emergevano da una loro autovalutazione sulla capacità di gestire i sintomi dei pazienti in fase avanzata. Ad esempio, solo il 43% degli specialisti era coinvolto in modo continuativo nel trattamento dei malati in tutte le fasi del percorso di cura, comprese quelle terminali, e solo l’11,8% si è detto in grado di gestire un sintomo in fase avanzatissima di malattia come il delirium”. “Infine – sottolinea il dott. Iacono - sono ancora forti le barriere correlate ai pazienti e alle loro famiglie. Esiste talvolta una certa riluttanza a riferire questo sintomo nel timore di ‘distrarre’ il medico dall’obiettivo prioritario di sconfiggere la neoplasia. E alcuni ‘falsi miti’ nei confronti dei farmaci antidolorifici, come la paura della dipendenza psicologica e della tolleranza, possono condizionare la scelta di sopportare il dolore il più a lungo possibile”.
Parallelamente al convegno sul dolore, a Valderice si svolge il III convegno nazionale “Le giornate dell’etica in oncologia: utilizzazione delle risorse tra etica ed economia”, organizzato da Fondazione AIOM, AIOM e CIPOMO (Collegio Italiano dei Primari Medici Oncologi Ospedalieri). “È necessario individuare gli strumenti per conciliare gli aspetti etici dell’assistenza con la esiguità delle risorse disponibili – conclude il dott. Iacono -. Etica è la parola d’ordine di ogni attore coinvolto nell’assistenza a un malato di cancro. Ma il 70% delle risorse disponibili in sanità è utilizzato in modo irrazionale perché risponde alle logiche delle lobby di categoria, della politica e dei rappresentati di interessi specifici. Il paziente oncologico ha il diritto di avere la migliore cura ed assistenza. È pertanto responsabilità dei gestori delle risorse dallo Stato, delle Regioni, dei direttori generali e dei direttori di unità operativa individuare priorità assistenziali regolate dall’etica e fondate sui reali bisogni e non sugli interessi economici di lobby professionali, politiche o industriali”.
Fino a pochi anni fa, in Sicilia, i dati sulla mortalità per tumore registravano numeri complessivi inferiori rispetto alla media nazionale, con un trend in calo. Oggi la tendenza si è invertita e i casi sono in aumento. Secondo dati del Centro Nazionale di Epidemiologia dell’Istituto Superiore di Sanità, nella Regione per il 2010 l’incidenza dei tumori è stata di 16.144 casi (9.096 uomini e 7.048 donne), mentre la mortalità ha toccato quota 9.699 decessi: 5.903 uomini e 3.796 donne. Gli organi più colpiti sono, rispettivamente, colon-retto, polmone, mammella, vescica, leucemie e linfomi, che insieme costituiscono più della metà di tutti i ricoveri per tumore.

 

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